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Paragrafo  5 . L'Iraq di Saddam Hussein dal conflitto con l'Iran  alla
guerra nel Golfo.

In  Iraq  Saddam Hussein, preso il potere nel luglio del  1979,  aveva
avviato  una politica interna autoritaria e repressiva e una  politica
estera   aggressiva.  Lo  scopo  di  quest'ultima  era  l'affermazione
dell'egemonia  irachena  su  tutta  la  regione  del  golfo   Persico.
Principali vittime della repressione interna erano: gli sciiti, la cui
opposizione  si era frattanto rafforzata in seguito al successo  della
rivoluzione  islamica  nel confinante Iran;  i  curdi,  una  minoranza
etnica  in  lotta  per  l'autonomia; il  partito  comunista  iracheno,
emarginato  politicamente  ed alleato dei  turchi.   Le  contemporanee
vicende  iraniane  tornarono  a favore  di  Saddam  Hussein;  i  paesi
occidentali infatti, vedendo nella sua politica interna ed  estera  un
efficace  ostacolo alla temuta diffusione del fondamentalismo islamico
nel  mondo  arabo,  intrattennero  con  l'Iraq  intensi  rapporti   di
cooperazione  economica e militare. Saddam Hussein pot  in  tal  modo
consolidare l'economia irachena e, soprattutto, potenziare  l'apparato
militare, al fine di dare attuazione ai suoi disegni egemonici, e  nel
settembre del 1980 attacc l'Iran.  Ebbe cos inizio una guerra che si
protrasse  per  otto anni e che vide il mondo arabo schierato  su  due
fronti  contrapposti: Siria, Libia, Algeria e OLP con  l'Iran;  Arabia
Saudita,  Egitto,  Giordania,  Marocco  e  altri  minori  con  l'Iraq.
Entrambi i contendenti furono abbondantemente riforniti di armi  dagli
stati  europei,  dagli  USA e dall'URSS. Le  operazioni  militari  non
interessarono  solamente  le zone di confine:  violenti  bombardamenti
colpirono  citt  e pozzi petroliferi, causando numerosissime  vittime
tra la popolazione civile e gravissimi danni economici ed ecologici. I
territori  dei curdi, schieratisi con l'Iran per liberarsi  dall'Iraq,
vennero  bombardati  dall'aviazione irachena con  armi  chimiche,  che
provocarono  gravissime  ferite a decine di migliaia  di  persone.  Il
conflitto giunse a coinvolgere anche la navigazione nel golfo Persico:
qui infatti le petroliere erano esposte ai rischi causati dalle mine e
dagli  attacchi sia iracheni che iraniani, tanto che gli  Stati  Uniti
inviarono rinforzi alla propria flotta nell'area, cui si unirono,  tra
agosto  e settembre del 1987, le navi di alcuni paesi europei tra  cui
l'Italia,  per  proteggere la navigazione commerciale.  Alla  fine  di
luglio del 1988, l'Iran, in difficolt non solo per la carenza di armi
ma  anche  per una gravissima crisi economica e politica,  accett  la
fine  della  guerra  sulla  base  di  una  risoluzione  dell'ONU,  che
prevedeva  lo  scambio  dei prigionieri e il  ripristino  dei  confini
originari.
Alla fine della guerra con l'Iran, l'Iraq era confermato nel ruolo  di
argine  alla  diffusione del fondamentalismo islamico,  ma  non  aveva
conseguito  alcun  vantaggio territoriale. Per questo  Saddam  Hussein
rivolse  il suo espansionismo contro il Kuwait, indipendente dal  1961
dopo   47   anni  di  protettorato  britannico,  ma  mai  riconosciuto
dall'Iraq,  che  per di pi lo accusava di vendere quote  di  petrolio
superiori  a  quelle stabilite dai paesi produttori.  Nell'agosto  del
1990 l'esercito iracheno invase l'emirato arabo e ne dichiar

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l'annessione,  suscitando immediate reazioni  di  condanna  a  livello
internazionale,  cui  seguirono  sanzioni  e  minacce  di   intervento
militare.  La  CEE  decise  l'embargo nei  confronti  dell'Iraq  e  il
congelamento  dei  beni  iracheni in Europa; analoghe  misure  vennero
adottate dall'ONU. Gli Stati Uniti inviarono truppe ed aerei in Arabia
Saudita;  l'invio  di contingenti militari venne deliberato  anche  da
alcuni  paesi  europei  tra  cui  l'Italia.  Dopo  vani  tentativi  di
soluzione  diplomatica,  il  consiglio di  sicurezza  dell'ONU  intim
all'Iraq  il  ritiro dal Kuwait senza condizioni, dando  come  termine
ultimo  il  15  gennaio del 1991, trascorso il quale  sarebbero  stati
impiegati  "tutti  i mezzi necessari" per restaurare  "la  pace  e  la
sicurezza  internazionale nell'area", ma anche questa risoluzione  non
ebbe   effetto.    Il   17  gennaio  centinaia  di   cacciabombardieri
statunitensi   attaccarono  Baghdad  e  tutti  i   centri   nevralgici
dell'Iraq.  Ebbe cos inizio una guerra per la quale  venne  messo  in
campo un potenziale militare enorme e che vide schierata contro l'Iraq
una  forza multinazionale, composta da circa 30 paesi. Vennero inoltre
impiegati  strumenti  e  tecnologie  particolarmente  sofisticati:  le
cosiddette  "bombe  intelligenti", che avrebbero  dovuto  colpire  con
precisione  obiettivi militari prescelti, risparmiando  i  civili;  le
"bombe  gladiatori",  dotate  di una  sorta  di  reti  magnetiche  per
proteggersi   dalla  tecnologia  avversaria;  missili  in   grado   di
autoguidarsi verso il bersaglio; bombardieri capaci di volare cos  in
alto  da non essere individuati dai radar nemici. L'Iraq fu sottoposto
ad un bombardamento continuo e infine, il 24 febbraio, venne attaccato
anche  via  terra: l'esercito iracheno venne sbaragliato in pochissimi
giorni.  Il 26 febbraio Saddam Hussein ordin il ritiro dal  Kuwait  e
due  giorni dopo accett la resa incondizionata, ponendo fine  ad  una
guerra  che  al suo paese era costata mezzo milione di morti  e  gravi
distruzioni.
